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AGRI
MED
La
nostra filosofia è sempre stata quella di essere aperti
all'apicoltura a 360° e da questo atteggiamento mentale nel
gennaio 2008 parte la nostra ultima avventura: Agri Med.
Quando le novità ci spaventano e ci appaiono come un nemico
minaccioso, la cosa migliore da fare è sempre e solo una:
armarsi di buona volontà e coraggio e cercare di andare
incontro a questa nuova realtà.
Ecco come si spiega la nostra attività nella capitale bulgara:
Sofia.
Paroloni come globalizzazione, Unione Europea, commercio unificato,
ecc
non fanno più paura quando si ha il buon senso
di calarsi nella vita reale di tutti i giorni tra la gente comune
di ogni Stato, smettendo di essere un turista ma impegnandosi
a capire usi, costumi e abitudini culturali e non meno importante
avendo la costanza di imparare la lingua locale, cosa a volte
molto ostica come nel caso del bulgaro!
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Conoscere
è la chiave che permette di camminare nella direzione giusta.
Il popolo bulgaro è formato da gente molto dignitosa e
dalle solide tradizioni e le premesse per iniziare un discorso
lavorativo le abbiamo riscontrate. Mattone su mattone è
andata sempre più definendosi la possibilità concreta
di intraprendere un'attività parallela a quella di Agriland,
in Bulgaria.
Agri Med, tramite Agriland, commercializza materiale per apicoltura
di ottima qualità a prezzi decisamente convenienti e rivolge
la sua proposta a tutti i grossisti e apicoltori professionisti.
Saremo lieti di fornire informazioni e dettagli agli interessati
all'acquisto o alla visione del materiale in questione: telaini,
filtri, coltelli e forchette per disopercolare, leve, affumicatori,
tute, ecc
Telefonateci
per ogni vostra esigenza e venite a trovarci in sede a Bibiana
presso Agriland oppure visitate il nostro stand nelle più
importanti fiere italiane di apicoltura (apimell, I giorni del
miele,
).
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- La nostra esperienza in Etiopia - 
LINGUA UFFICIALE: amarico
CAPITALE: Addis Abeba
ABITANTI: 65.892.000 (dato del 2001)
DENSITA': 58 ab./kmq
GOVERNO: Repubblica Federale
VALUTA: Birr
CLIMA: Temperato-arido
E'
la metà di ottobre 2006 quando, emozionato come un ragazzino
parto alla volta dell'Etiopia dando così inizio alla parte
"operativa" del mio impegno, la parte più saliente
e stimolante.
I
mesi di lavoro precedente, la preparazione meticolosa e la mole
di informazioni raccolte pesano nel mio bagaglio ancora di più
del materiale che mi trascino appresso
mi frullano convulsamente
in testa come il ronzio delle api di un alveare!
Il
timore che qualcosa, anche la più piccola, mi possa sfuggire
si mescola alla soddisfazione di poter finalmente mettere a frutto
mesi di scrupolosa preparazione e alla gioia di vedere realizzarsi
qualcosa che ho voluto fortemente.
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PERCHE
PROPRIO L'ETIOPIA E PER FARE COSA?
Le risposte vanno ricercate nella mia decisione di collaborare al
PROGETTO ETIOPIA MIELE dell'organizzazione MODENA PER GLI ALTRI.
L'Etiopia
è una delle nazioni più povere dell'Africa, i due
terzi degli abitanti sono analfabeti, l'agricoltura è sempre
la principale risorsa ma dipende ancora dai cicli delle piogge e
anche nelle annate migliori non si riesce a raggiungere il fabbisogno
alimentare della popolazione. L'Etiopia infatti ha il più
alto indice di malnutrizione al mondo e la mortalità infantile
è pari al 17%.
Detto questo però bisogna anche precisare che l'Etiopia è
una terra di straordinarie bellezze e potenzialità. Infatti
per quanto io mi fossi informato e preparato l'arrivo in questo
Paese è comunque uno shock: ho trovato e visto tutto e il
contrario di tutto!
Anche
se non potevo ancora immaginare quello che è lo stile di
vita del popolo etiope, ora posso affermare che il mio arrivo all'aeroporto
poteva già mettermi sull'avviso: alla dogana mi hanno sequestrato
TUTTO il materiale apistico che mi ero portato per lavorare, dall'affumicatore
allo zigrinatore. Ecco il primo paradosso: anche a discapito di
una popolazione al limite della sopravvivenza, il governo rifiuta
ogni aiuto dall'estero, a cominciare dal latte in polvere per i
bambini.
Sono andato in Etiopia per mettere a disposizione la mia esperienza
di apicoltore in due villaggi in particolare: Shelela e Mendida,
ospite delle suore della Divina Provvidenza. Il progetto Etiopia
miele è nato nel 2004 come ulteriore impegno di Modena per
gli altri che si occupava già di altre iniziative tra le
quali le adozioni internazionali. Io non sono stato altro che l'elemento
di turno dato che la tecnica con cui vengono portate avanti le varie
iniziative e se ne verifica la loro corretta prosecuzione è
simile a quello della staffetta: uno arriva, l'altro parte. Io dovevo
controllare l'efficacia e la messa a frutto degli insegnamenti portati
dal mio predecessore e apportare il mio contributo in termini di
corsi pratici di apicoltura di base applicata. Avrei dovuto insegnare
agli apicoltori locali a costruirsi autonomamente oggetti semplici:
telaini, apiscampo, escludiregina
insegnare a fondere la cera
per ricavarne fogli cerei e come realizzare candele da stampi in
silicone. Adopero il condizionale perché non è stato
possibile fare bene tutto quanto. Sembra difficile per noi concepire
che non sia possibile realizzare programmi tanto banali e questo
perché non siamo abituati a fare i conti con i ritmi di realtà
diverse dalla nostra. Solo dopo molti giorni gli apicoltori hanno
deciso di fidarsi e mostrarmi le loro api ma ormai ero giunto quasi
alla metà del tempo a mia disposizione! E comunque nell'approccio
con gli apicoltori locali hanno rivestito un ruolo davvero fondamentale
le suore. Sono famoso per essere un convinto anti-clericale, quindi
credetemi quando vi dico che sono personaggi a dir poco eccezionali.
Pur non essendo riconosciute a livello governativo continuano la
loro opera con determinazione, dolcezza e fiera caparbietà:
ho visto con i miei occhi aule con più di 150 bambini completamente
privi di libri e quaderni, imparare a leggere e scrivere grazie
a queste donnine armate solo della loro forza di volontà,
pazienza e un immenso amore per ciò che fanno. Sono sempre
state collaborative su ogni iniziativa che mirasse a rendere autosufficiente
la gente spersa in queste foreste ricche di falso banano (pianta
dalla quale ricavano di tutto).
L'apicoltore di Shelela mi ha davvero lasciato di stucco perché
svolge tutte le operazioni assolutamente ed esclusivamente di notte
nella più completa oscurità, solo con l'ausilio di
qualche candela o torcia elettrica. Contrariamente all'India dove
la maschera e i guanti sono praticamente inutili talmente le api
sono mansuete, ammetto che qui sono di un'aggressività esagerata.
Io però ho la testa dura ed insisto più volte per
aprire gli alveari di giorno ma inutilmente perché suor Hillina
è più tosta di me e mi vieta categoricamente di farlo
date le esperienze precedenti in cui si erano verificati incidenti
anche gravi. Procedo all'ispezione che dà esiti, a dir poco,
disastrosi
Nei telaini c'era di tutto: covata, larve, celle
reali e chi più ne ha più ne metta! Oltretutto Shelela
è un villaggio a circa 2000 metri di altitudine e il clima
di più di notte non è l'ideale per le api. Ho fotografato
ciò che ho potuto visto che badare alla messa a fuoco del
soggetto era un'impresa quasi impossibile e mi sono affidato al
caso: il risultato sono le foto che vedete in queste pagine.
Nel
tentativo (avvenuto recentemente) di dissuadere gli apicoltori ad
abbandonare le arnie scavate nei tronchi a vantaggio di un'apicoltura
più organizzata e di una produzione di miele maggiore, sono
state introdotte le arnie tipo Langstroth: per ora questo è
l'unico traguardo apprezzabile che si sia potuto raggiungere.
Saranno anche scarsi come apicoltori, in compenso anche, se è
solo una battuta, non ho mai trovato allevatori migliori di somarelli,
sono bellissimi
e quanti ce ne sono!
Spostandomi
a Mendida trovo una situazione del tutto differente. Il paesaggio
è situato a 3000 metri e il clima ricorda vagamente quello
dell'Irlanda ma senza pioggia, ci sono poche piante di eucalipto,
di tef (un cereale del luogo), di lenticchie e di fave. Per riscaldarsi
adoperano lo sterco animale per la carenza di legna e questo vale
anche per far partire l'affumicatore (quando c'è!). L'abbondanza
di pietre è incredibile ma questo è un vantaggio,
almeno le acque dei rigagnoli sono limpide, al contrario di quelle
fangose di Shelela.
Grazie a Dio a Mendida incontro suor Alessandra, persona molto ardita
di origini piemontesi: pensare di parlare in piemontese in Etiopia
è qualcosa che rasenta la fantascienza, eppure mi è
successo
! La suora utilizza in agricoltura e nell'allevamento
di polli e mucche le stesse metodiche che adottavano i miei nonni,
ma è dotata di una mentalità aperta ai consigli e
un'intelligenza viva, quindi una volta avuta la sua fiducia per
me è stato facile svolgere al meglio i miei compiti anche
perché quasi subito mi è stato permesso di aprire
le loro arnie. La situazione qui è del tutto diversa: le
api sono più piccole e non particolarmente aggressive, ricordano
maggiormente le nostre anche se sono un po' nervose a causa del
vento continuo. A Mendida le arnie sono ben curate e le attività
dell'apiario vengono organizzate in maniera sistematica e, considerando
che qui gli apicoltori operano avvolgendosi solo una sciarpa attorno
al collo e alla testa e senza affumicatore (spesso non ne possiedono),
possiamo davvero considerarlo un piccolo miracolo
per una volta
non ho incontrato ostacoli sul mio percorso!
L'apicoltura
in Etiopia è ancora terreno sul quale si può lavorare
molto bene perché ci sono effettivamente le potenzialità
per aiutare le famiglie a sostentarsi attraverso una efficace politica
per l'organizzazione della produzione del miele che può effettivamente
essere notevolmente incrementata. Bisogna però avere il coraggio
di affrontare questo problema malgrado l'ottusità del governo
che non la facilita, quando i risultati che si potrebbero avere
sarebbero di straordinaria importanza per la popolazione locale.
Colgo
l'occasione di questo articolo per ringraziare l'organizzazione
Modena per gli altri che mi ha dato concretamente modo di vivere
quest'esperienza e poi tutte le suore di Shelala, Mendida e Addis
Abeba per la loro ospitalità verso un "mix-credente"
come me al quale oltre che l'importante lezione di apicoltura hanno
saputo darne una, grande, di vita.
La
mia considerazione finale è che tutti dovrebbero poter fare
esperienze simili perché ne vale la pena sotto molteplici
aspetti, non solo quello strettamente legato alla professione apistica.
E' stato di grande importanza per me l'avere avuto modo di toccare
con mano che veramente con l'apicoltura si potrebbero aiutare i
popoli a sollevare in modo dignitoso il loro destino.
Luoghi come questo potranno anche essere dimenticati dal mondo ma
sicuramente non da Dio: basta guardare gli occhi della gente e ammirare
la straordinaria bellezza di una natura potente ed incontaminata.
Un mondo così dovrebbe essere valorizzato favorendo le sue
enormi potenzialità. Non dovrebbe più essere solo
una frase di circostanza affermare che "si deve insegnare a
questi popoli a sfamarsi e non limitarci a sfamarli" perché
dopo aver vissuto la mia esperienza etiopica ora so che questo è
possibile!
Per
avere maggiori dettagli, informazioni e scambi di opinioni non esitate
a contattarmi. |
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